I TESORI DELLA MAJELLA
dA SERRAMONACESCA
…………. a RAPINO
…………….da
una proiezione di dipositive presentate al pubblico nel 1994,presso
a cura
di Gianni di Muzio
e Carlo
Di Tizio
Presentiamo
la prima parte di una serie di diapositive sugli EREMI della Majella e del
Morrone, di antichi Monasteri, suggestivi luoghi di culto, Manieri e arcaici
insediamenti, che ancora resistono al tempo qui
sulla Majella.....
1-
SERRAMONACESCA
Da quota

Serramonacesca
2-
LE
TOMBE RUPESTRI
Un
sentierino riscende la valle, alle sorgenti del fiume Alento, proprio sotto
Serramonacesca.
Quì,
è stato rinvenuto un complesso di tombe rupestri, tra le forre scavate dalle
acque impetuose e una folta vegetazione.
Le Forre
dell’Alento
Serramonacesca
:
Nella zona, il corso dell'Alento attraversa un
tratto selvaggio della valle, ed è noto come nell'antichità in questi luoghi,
ritenuti sacri, venissero compiuti riti pagani propiziatori; si è riconosciuta
anche l'esistenza, in questi ambienti suggestivi, di un "culto delle
acque", per l'importanza essenziale che questo elemento ha sempre avuto
per la vita...
3-
Diverse
grotte, tra i 4 e i

4-
Si ritiene che le cavità più grandi siano
state occupate nel medioevo anche dai monaci, come romitori di preghiere e
celle eremitiche; ma altre tracce rinvenute fanno ritenere che nell'antichità
queste grotte fossero utilizzate come luoghi di sepoltura, come si rileva dalle
nicchie incise come sarcofaghi.

Serramonacesca:
la roccia calcarea
Scavata
come…….un sarcofago…
La cavità scavata nella roccia, si presenta
come un arcosolio, con un sarcofago la cui dimensione poteva contenere un corpo
disteso, ricoperto da una lastra in pietra, di cui non resta traccia.
S.
LIBERATORE A MAJELLA
5-
Risalendo le forre dell'Alento, ci si presenta davanti il maestoso Monastero di
S. Liberatore a Majella: il tesoro più grande di Serramonacesca; l'insediamento
più antico dei benedettini in Abruzzo.

Serramonacesca
: S.Liberatore a Majella
Questo
monastero è certamente anteriore al IX secolo: gli studiosi fanno risalire il
primo impianto all'anno 781 d.C., per opera dello stesso Carlo Magno; è
comunque precedente all'arrivo dei Franchi ed è successivo alla ricostruzione
dell'Abbazia di Montecassino.
La struttura originaria andò completamente
distrutta nel terribile terremoto del 990 e fu ricostruita su nuove basi
dall'abate Teobaldo nell'anno 1007, con la pianta dell'attuale Abbazia.
6-La costruzione comprendeva un grande
chiostro affiancato al monastero, che si estendeva fino al greto dell'Alento a
pianta quadrata; questo chiostro è andato completamente distrutto e ci resta
una pianta del Cenobio, con il chiostro e la torre a 5 piani, in un affresco di
Michelangelo Monsa, nell'interno dell'abbazia.....

Serramonacesca
: San Liberatore a Majella
7-
La torre campanaria, nella ricostruzione di Teobaldo, si ritiene
originariamente di due piani più elevata, visibile a grande distanza, che
doveva dare con il convento una visione imponente dell'intero complesso.
La torre campanaria di S.Liberatore
8-
I ben conservati absidi ci mostrano la grandiosità e le dimensioni dell'abbazia
a tre navate; il basamento del pavimento è stato volutamente costruito in
leggera pendenza, nella previsione del deflusso delle acque, in caso di piena
dell'Alento, che nel passato mostrava di più la sua forza torrentizia.....
Interno della
Chiesa
di San Liberatore a Majella
9-
Il monastero di S. Liberatore a Majella fu importante prepositura di
Montecassino, con abati di grande prestigio, come il citato Teobaldo, Bertario,
Desiderio, Bernardo ed altri....
Erano
i monaci benedettini, che avevano reso grande e famoso il monastero di S. Liberatore
e fatto conoscere nella cristianità quel luogo di Serramonacesca.


Abside
di S.Liberatore
10-
L'interno si presenta maestoso, con le sue tre navate. La dimensione di
S.Liberatore
a Majella
Interno a 3 navate
Il pavimento a mosaico del XIII secolo, di
scuola cosmatesca, originariamente esteso su tutta la navata centrale, oggi è
stato risistemato per l'area recuperata e lo si può ammirare passando
lateralmente, tra il transetto e il pulpito.
11-
In corrispondenza delle tre navate vi sono tre accessi dal portale. Lateralmente una porta conduceva
anticamente al chiostro e l'altra al cimitero dei monaci. Queste strutture non esistono più, nè resta
l'antica copertura a crocera del presbiterio; il pulpito è stato recuperato e
risistemato al posto originario.

12-
La facciata è di scuola lombarda; il portico, costruito nel '600, non è giunto
fino ai nostri giorni; nello spazio di facciata sono ricavate tre finestre
monofore, un portale centrale e due laterali; l'architrave è datato 1180.

S.Liberatore
a M.:….Facciata e Torre
13-
L'abside di centro presenta un coronamento ad archetti pensili, con pregevoli
sculture delle cornici; tutta la muratura delle absidi e della chiesa è in
blocchi calcarei della Majella.
Dalla
parete a valle che si diparte dall'abside, si notano ancora le tracce
dell'attacco degli archi dell'antico chiostro.
La torre campanaria, in pietra concia, è a
pianta quadrata e si eleva, oggi, su quattro piani; la base della torre
presenta un'apertura sul piazzale; ogni piano superiore presenta delle
finestrature, da quella monofora del primo piano alla finestra trifora
dell'ultimo.
S.Liberatore
a Macella
La
torre campanaria a 4 livelli…..
Il monastero di S. Liberatore a Majella
possedeva molte proprietà, terreni, case, castelli e sotto la sua giurisdizione
vi erano diverse entità monastiche, da S. Maria di Cartegnano a Bussi, a S.
Salvatore di Rapino, a S. Eufemia di Fara Filiorum Petri, a S. Martino in Valle
di Fara S. Martino; raccoglieva
decime e rendite dalle molte proprietà terriere del circondario.
14-
Distante un Km. in linea d'aria a Sud-Est dell'abbazia di S. Liberatore a
Majella, sorge in alto, su uno sperone roccioso ben visibile, la torre di
Polegro o meglio ciò che resta di un antico castello appartenuto ai monaci di
Montecassino per mezzo della prepositura stessa di S. Liberatore.
Serramonacesca
:
la torre di Polegro
15-
L'impianto originario si fa risalire al IX secolo, mentre la torre è stata
fortificata nel XII secolo ed utilizzata come punto d'avvistamento contro le
incursioni saracene che terrorizzavano e depredavano l'Abruzzo fino al XVI
secolo; sul posto restano le tracce
dell'antico castello, con i basamenti delle mura e delle costruzioni interne e
i resti diroccati della torre a base circolare.

La
torre di Polegro
16-
Poco distante, a Nord- Ovest dell'abbazia, su un altro colle, a quota 473,
sfida ancora il tempo il sinistro CASTEL MENARDO, dell'XI secolo, compreso tra
i possedimenti del monastero benedettino.

Serramonacesca:
Castel Menardo
Inaccessibile
dalla parete Nord, il maniero conserva ancora le mura squadrate e alcune
stanze; la costruzione è stata fatta
di materiali locali e pietre calcaree. Un sentierino ripido consente l'accesso
dal lato Sud, con l'ultimo tratto tra roccette.

Serramonacesca:
Castel Menardo
Si sa che Castel Menardo ospitava una temuta
guarnigione di gendarmi, a difesa del monastero di S. Liberatore a Majella, e
il presidio aveva anche funzioni esattoriali delle decime nel circondario...
S.ONOFRIO
SERRAMONACESCA
17-Riscendendo a Serramonacesca, ci si inoltra
fuori dell'abitato per una strada che sale verso la frazione di
Breciarola; ad un tornante, a quota
576, inizia un sentiero percorribile solo a piedi, che si alza verso il monte e
che si dirama lateralmente alla Valle dell'Alento, tra una folta vegetazione.
Coprendo un dislivello di 140 mt., si risale
la valle; si alternano lungo il percorso vedute maestose della Majella,
passando da colli scoperti a boschi di alti faggi, e poi tra arbusti di ginepri
e bassi cespugli.
A primavera si fa intenso il profumo delle
ginestre dei carbonai, con intere macchie di queste fioriture gialle; si sente
in lontananza l'acqua di un rio che affluisce all'Alento. E' in questi luoghi
di selvaggia bellezza che trovavano i loro eremi gli anacoreti, per immergersi
nella contemplazione del creato e nella preghiera...
18-
Emoziona ripercorrere questi sentieri, che nei secoli addietro furono percorsi
dai monaci e da sempre meta di fedeli e di pastori. -Nella viva roccia restano
i segni delle scalette scolpite...chissà in quale epoca...e da chi...
Serramonacesca
……..sulla
roccia appare incisa una scalinata…..
A quota 655, risalito l'ultimo dosso, dietro
una immensa parete rocciosa...ecco d'improvviso apparire l'eremo……
Serramonacesca:S.Onofrio
19-
L'eremo di S. Onofrio, che ha dato il nome anche all'intera valle che abbiamo
in parte risalita, ci si presenta con un’ immagine pittoresca che stupisce a
prima vista, per la sua ubicazione sotto una grande parete, in quella valle
boscosa e in ambiente suggestivo.
L'antico
eremo di S. Onofrio, risalente al XIII secolo, in origine doveva essere una
piccola cella, sorta in una rientranza della roccia, prima di essere costruita
alle dimensioni della chiesa.
Serramonacesca:S.Onofrio
20-
Alcuni buchi nella parete, sopra la
volta dell'attuale costruzione, sono le tracce evidenti del sostegno delle
travature dell'antico romitorio, certamente di dimensioni più ridotte della
costruzione attuale, rifatta a spese e opera dei fedeli di Serramonacesca.
Sotto
il basamento dell'eremo un profondo sgrottamento fa accedere a un lungo
cunicolo, ora ostruito e non percorribile, che la leggenda vuole collegata
nell'antichità al Castel Menardo...
La chiesetta, lunga 8 mt., si presenta con tre
finestroni slanciati, con ampie vetrate per dare luce all'interno, coronati da
archi a tutto sesto.
Affiancato
alla chiesetta, con comunicazione interna, un'altra costruzione era adibita ad
alloggio dei monaci e foresteria.

Serramonacesca:S.Onofrio
21-
Nei pressi dell'eremo un'antica fonte, che i fedeli hanno chiamato la
"sorgente di S. Onofrio", assicura al luogo la preziosa acqua,
incanalata fino a delle vasche, per rifluire poi al torrente che scende a
valle.
la
fonte…..di S.Onofrio
22-
La facciata, esposta a Sud, larga 7 mt., è a frontale piatto, con un portale
semplice, sovrastato da un rosone circolare, che dà altra luce all'interno.
Corona la parte superiore della facciata un piccolo campanile a vela...
23-
Sulla rupe che domina l'eremo,in una nicchia scavata nella roccia, in posizione
inaccessibile, una statuina della Madonna è il segno più recente della
devozione dei fedeli di Serramonacesca.
24-
Il tetto, rifatto in tegolato di argilla, si distacca dalla parete rocciosa in
pendenza laterale rispetto al frontale; la muratura è in blocchi squadrati, del
tipico calcare bianco della Majella.
25-
L'interno non è affrescato: si presenta di grande semplicità,ma di effetto
suggestivo, sorgendo l'intera costruzione a ridosso della rientranza della
parete rocciosa e davanti all'antica cella originaria.
Dall'apertura laterale interna della chiesetta
si accede all'oratorio e ai locali dell'altra costruzione e della foresteria.
26-
Solo il frontale dell'altare e della nicchia del Santo si presentano con una
leggera colorazione rosso mattone, prospicente la disposizione dei banchi per i
fedeli.
Oltre
l'altare, un'apertura nella parete fa accedere alla parte più antica
dell'eremo, sotto lo sgrottamento naturale, ove si trova il giaciglio del Santo
Eremita, che quì si raccoglieva in preghiera...
Interno
di S.Onofrio
27-
S. Onofrio..., che la credenza popolare ci raffigura nudo e coperto dalla sua
sola barba e dai suoi capelli...
S. Onofrio
S.Onofrio…….
provato dai lunghi digiuni e dalla vita di stenti, come ce lo ha descritto San
Panunzio, suo discepolo, che lo ritrovò così sui monti della Majella, dopo 40
anni vissuti in completa solitudine...
28-
La
tradizione vuole che l'afflitto da dolori addominali, intestinali e della
pancia in genere, distendendosi sul giaciglio del Santo Eremita, possa guarire
dai suoi mali.
…la
culla….di S.Onofio
Questo
rito ci richiama alla mente quello della "strofinazione", per guarire
dai mali del corpo, praticato dai fedeli nell'altro eremo di S. Onofrio al
Morrone.
29-
Nella parrocchiale di S. Antonio a Serramonacesca si festeggia il 12 e il 13
giugno il Santo Patrono, insieme a S. Onofrio, che la devozione dei fedeli
venera nello stesso giorno...
Una grande croce in legno viene cosparsa di
sostanza bituminosa e accesa la notte, in segno di venerazione dei santi
patroni: il rito è chiamato "fuoco di S. Onofrio".

30-
Il giorno dopo un lungo corteo di fedeli si reca in pellegrinaggio all'eremo di S. Onofrio e
la statua della parrocchiale viene portata in processione. Nella processione
viene mostrata questa statua , in quanto la tradizione popolare vuole che la
vera statua del Santo venga lasciata nell'eremo dopo un evento miracoloso. Infatti,
si racconta che un lontano anno la vera statua di S. Onofrio portata a
Serramonacesca e tenuta la notte nella parrocchiale, il mattino seguente era
scomparsa e ritrovata nella sua nicchia, nell'eremo...
Nel
ritornare il Santo volle lasciare lungo il percorso il segno del suo passaggio
sulla viva roccia e ancora oggi, nei pressi dell'ultima balza rocciosa, prima
dell'eremo, si notano delle orme...
I
THOLOS DELLA MAJELLA
31-
Sopra Serramonacesca, continuando sulla strada che dalla frazione Breciarola
conduce al Colle del Faggio, sui mille metri di altitudine e inoltrandosi in sentieri scoperti e
panoramici in direzione di Vallelunga,
si trovano numerosi insediamenti pastorali.
Si attraversano campi alti, una volta
coltivati, e terrazzamenti e si scoprono stazzi di pastori e capanne in pietra,
quelle caratteristiche costruzioni in pietra, i “THOLOS”, tipiche costruzioni
della Majella, adibite nel passato a dimora temporanea di pastori e contadini.
Tholos…..capanne
in pietra
32-
Queste arcaiche capanne denominate
localmente in modo diverso…… " casuni", " pajare", "
procoj"…. sono interamente in pietra calcarea della Majella, talvolta
squadrati, ma, più spesso, allo stato naturale in blocchi sistemati ad arte,
una su l'altra, per "aggetto", senza alcuna lavorazione e in assenza
assoluta di malte o leganti.
La
tecnica costruttiva della capanna, difficile ad imitarsi, è quella di
restringere l'aggetto delle pietre verso la cupola, fino a formare una
costruzione stabile e chiusa, di forme varie, per lo più emisferiche o
tronco-coniche.
Dall'esterno
si possono presentare anche a forma di gradoni, a spirale elicoidale, o tozze e
piramidali…… molto primitive.
Tholos
Valle Giumentina
33-
Queste capanne in pietra hanno una sola apertura per l'ingresso, sorretta da un
architrave, anche se sono note altre tipologie d'ingresso, come due blocchi
disposti a sesto acuto o conci squadrati disposti a tutto sesto; a volte
un'altra apertura è al vertice della cupola, per lo sfogo dei fumi e luce
all'interno.
interno
del tholos
Sia l'ingresso che il foro in alto potevano
essere ostruiti da manufatti in legno, da chi occupava la capanna e rimossi per
l'accensione di fuochi all'interno, per cucinare e riscaldare; varie nicchie e
mensole inserite nelle costruzione di pietre, fungevano da ripostiglio e
deposito di attrezzi.
Alcuni insediamenti pastorali sono formati da
complessi di più capanne in pietra
collegate con mandre, muretti a
secco e stazzi per le pecore.
SANTA MARIA DEL MONTE DI
PRETORO (Madonna Della Mazza)
34-
Da Colle del Faggio, per il vecchio sentiero della Cerchiara, riscendiamo
S.Maria
del Monte
…………………..
Stiamo ancora su una quota di 1000 mt, anche
se la località è raggiungibile facilmente in auto.
Visitiamo
la chiesetta di montagna che i devoti di Pretoro venerano e chiamano
"MADONNA DELLA MAZZA".
Il primo impianto del romitorio risale al XIII
secolo, come è stato accertato da un "REGESTO" ….. pergamene
conservate nella Curia Arcivescovile di Chieti.
Rifatta
nel passato e ristrutturata, la chiesetta è rimasta inalterata nelle sue forme
essenziali e nella planimetria.
S.Maria
del Monte
35-
La chiesa, che è a unica navata, si presenta a pianta rettangolare di 16 mt. x
6, costruita in blocchi squadrati della bianca pietra calcarea della Majella.
Nel restauro una porta d'accesso laterale è stata murata ed è ancora visibile
l'arco di volta.
Sul retro l'abside si presenta semicircolare
nella sua forma originaria, a complemento della pianta rettangolare della
chiesa.
Sul frontale un bel portale con due colonnine
a torciglione ai lati, coronate con un archivolto a tutto sesto incassato nella
parete. La facciata, terminante a triangolo, si presenta senza finestre e la
copertura, senza campanile, è stata rifatta in tegolato.
A fianco della chiesetta una più antica
costruzione, sotto sgrottamento, doveva essere il romitorio, l'eremo
originario, sul quale si sviluppò l'alloggio di alcuni monaci, ora diruto.
Il Santuario rientrava, nel passato, tra i
possedimenti della badia di S. Maria Arabona a Manoppello, quindi dei
cistercensi, come viene riportato in uno scritto del Verlengia.
Quella
piccola costruzione, ora distrutta, a fianco della chiesa, ospitò, nei secoli
addietro, monaci ed eremiti; alla
fine dell'800 tutto il complesso conobbe distruzione e abbandono, fino alla
ricostruzione della chiesetta da parte dei fedeli di Pretoro, che venerano,
ancora oggi, devotamente
La statua della Madonna, che regge in una mano
il Bambinello e nell'altra uno scettro, è situata in una nicchia sopra
l'altare: i fedeli identificano lo scettro in un piccolo bastone, da cui la
denominazione della "Madonna della Mazza".
Ogni anno i fedeli prelevano
S.SALVATORE
DI RAPINO
36-Percorrendo
l'antico sentiero di montagna, che da Serramonacesca porta ai
L'ultima
discesa ci porta davanti la boscosa valle del torrente dell'Acquafredda.
Sorgeva quì, a quota 785, alla confluenza
della valle dell'Acquafredda con il fosso Sterparo, un antico monastero
benedettino dipendenza di S. Liberatore a Majella, oggi ridotto a miseri
ruderi, ma nel suo massimo splendore negli ultimi secoli prima del mille: San
Salvatore di Rapino o allo Sterparo o in Rivosecco.
Questi miseri resti sono la sicura
localizzazione dell'antico cenobio, le cui pietre squadrate, e alcune anche
lavorate, sono disseminate nel terreno o usate in costruzioni e muretti di
cinta, nel circondario di Rapino e di Pretoro.
Ci è nota la conservazione integrale del
portale ligneo dell'abbazia di S. Salvatore a Majella, rifatto nel 1630, oggi
esposto nella parrocchiale di S. Domenico di Pretoro. Questo artistico portale
finemente intarsiato, dal disegno originale di figure a rilievo, è considerato
un capolavoro dell'arte della lavorazione del legno.
La
porta intarsiata….di S.Salvatore
A Pretoro si conserva anche la campana bronzea
del monastero, montata su un antico campanile a vela che domina dall'alto, il
paese.
Non conosciamo le dimensioni dell'abbazia,
poichè questi ruderi giunti ai nostri giorni, oltre alla spoliazione di pietre
per altre costruzioni, hanno subito anche il disperdimento conseguente ad una
vasta frana nella zona, a ridosso del torrente dell'Acquafredda. Si intravedono nei resti dell'antica
costruzione due locali, forse del convento, ma non resta traccia della chiesa
di S. Salvatore.
Dalla distruzione del cenobio, oltre alla
bella porta in legno intagliato, si è salvato ilportale in pietra scolpita, oggi incastonato nel
frontale della stessa parrocchiale di Pretoro.
Sappiamo della ricostruzione di Trasmondo per
una antica pergamena del 1025, che riporta la donazione del monastero
all'Eremita Giovanni da parte dei conti teatini. Sui confini trascritti si
cita:"...per summitatem collium descendunt ad ime Vallium, comprehendentes
Collem de ROCCA TOTUM...e Civitatem de TAZZE".
L'importante cenobio della terra Marrucina,
che ebbe un periodo fiorente anche dopo i primi secoli dopo il 1000, ospitò
uomini importanti come: Desiderio abate di Montecassino e papa Vittore
III. A S. Salvatore si sà che furono
annessi i cenobi di S. Barbato di Pollutri, nel 1043 e di S. Clemente di
Guardiagrele, nel 1056.
TORRE DEL COLLE E
37-
Poco distante dai resti del Monastero, sulla stessa sterrata che scende dalla
valle Acquafredda, in una località ad ovest del Fosso Sterparo, identificata
con il toponimo di "TAZZE", resiste ancora il rudere della TORRE DEL
COLLE, che si ritiene avamposto dello stesso complesso abbaziale di S.
Salvatore nella ricostruzione dell'XI secolo.
Proprio
sotto il colle, dove scorre il rivo di Fosso Sterparo, nascosto tra la
vegetazione, vi è l'ingresso della ben nota GROTTA DI RAPINO, ove Teodoro
Mommsen, nel 1840, ritrovò la famosa tavoletta di bronzo contenente iscrizioni
nell'antico alfabeto Marrucino.
Nella grotta vi sono ancora i segni degli
scavi del Radmilli del 1954, alla ricerca delle tracce delle antiche
popolazioni del luogo e delle origini dei Marrucini. Le iscrizioni di origine sabellica della
lamina bronzea rinvenuta, che inizia con la frase "AISOS PACRIS TOTAI
MAROUCAI LIXS", è diretta alla civitas Marrucina e contiene una
invocazione a Giove Padre dei Sommi Sacerdoti, interpretata come una legge
diretta alla comunità che abitava quei luoghi.
All'ingresso
dell'immensa grotta, di 56 mt. di lunghezza per 36 e alta 12 mt., resta ancora
visibile un muretto lungo una diecina di mt. e misere tracce di una costruzione
medioevale, che si ritiene un eremo o una chiesetta sotto grotta, che qualche
studioso identifica in "S. Maria de Cryptis".

In questa grotta sono stati trovati reperti e
oggetti appartenuti alle antiche popolazioni insediate in questi luoghi.
Nella
zona è stata rinvenuta anche la famosa statuina nota come "
TOUTA
MAROUCA
CIVITA DANZICA
38-
Poco distante dalla Grotta di Rapino, per un antico sentiero che si diparte
dalla località "Corno d'Oro" di Vicenne, nei pressi di una grossa
cava di pietre, ci si inerpica su un colle alto
La salita non è agevole e il sentiero a tratti
è incerto e ricoperto dalla vagetazione; ci si lascia guidare dall'intuito,
scegliendo tratti più facili della costa, dirigendosi verso dei terrapieni
sostenuti da grossi blocchi di pietra messi dall'uomo, e da resti di lunghe
mura costruite a secco, antiche di secoli.
Superate queste costruzioni, da camminamenti,
tra rovi e roccette, si giunge su un pianoro.
Dall'alto si ha subito una visione panoramica della zona, che dal lato
ovest presenta un paretone inaccessibile, con uno strapiombo di
l’Acropoli
di Touta M.
39-
Ci troviamo sul colle identificato con il toponimo di "DANZICA"; ci è
nota anche una pianta della località
riportata dal
Cianfarani su una pubblicazione, ove la parte sommitale di questo colle,
indicata con il nome di
"CIVITA DANZICA" , viene ritenuta
l'antica TOUTA MAROUCA, il primo insediamento delle popolazioni
Marrucine.
Il
pianoro, che si estende su una superfice ovale di circa
Dalle
rocce scavate e lavorate, si intravede, in un promontorio a sud del pianoro, la
localizzazione che poteva essere dell'acropoli, il nucleo anche più difendibile
nella parte più alta che domina lo strapiombo a ovest, verso
Citando Mommsen, che basava i suoi studi su
Plinio e Strabone, per l'epoca romana il centro principale del popolo Marrucino
è identificabile certamente in Teate.
Ma
riscoprendo questi resti, vogliamo citare anche l'archeologo Hofman, che
riteneva certi in loco anche alcuni "pagus" delle popolazioni
Marrucine, preesistenti alla civiltà romana, e databili come esistenza fino al
IV secolo a.c..

40-Il
toponimo di questo luogo è "Colle della Civita"; localmente il posto
è conosciuto come "Civita Danzica"; la stessa locuzione della
"Tabula Rapinensis" ritrovata nella Grotta di Rapino, cita
"TOTAI MAROUCAI"; la pergamena della donazione di Trasmondo del
monastero di S. Salvatore cita la "Rocca Totum" e la "Civita de
Tazze".
Noi,
vedendo questi resti e l'interesse che suscita il posto, vogliamo stimolare alla
riflessione e a studi più approfonditi sulle origini dei Marrucini, che quì
inizialmente si stanziarono.......